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Avere o essere?

Pubblicato il 08:48, 02/15,2010

Facendo una constatazione di comportamento presso tutte le società soprattutto moderne e contemporanee, risulta che l’economia è una ricerca molto interessante per gli esseri umani, per alcuni più della salute e della felicità. Questo perché l’economia è un costante problema individuale, familiare e poi societario, in quanto è la prima risposta che si deve dare materialmente al proprio corpo: che mangio? che bevo? dove dormo? ho dei vestiti? ho sicurezza? ho una casa? cioè, è la necessità più “somatica” di tutta la psicologia dell’essere umano. Avere è il verbo esattamente complementare e relativo ad essere: l’economia è la necessità di avere in conseguenza a ciò che si è. L’Ontopsicologia sa intervenire in questa universale ricerca sull’economia, sul denaro, etc., e la FOIL è l’applicazione specifica di questa scienza in ambito economico.


Ontopsicologia e economia

Pubblicato il 16:42, 01/01,2010

Nell'economia c'è una formula: la velocità di movimentazione del capitale è uguale alla velocità di movimentazione dell'informazione. La globalizzazione ha riportato modifiche a questa formula: la velocità di movimentazione del capitale è uguale alla velocità di movimentazione dell'informazione e supera di gran lunga la velocità della sua comprensione. Questa formula descrive la seguente contraddizione della globalizzazione, quella mentale, che risulta basilare. Si esprime in mancata corrispondenza tra il livello di coscienza della maggior parte dell'umanità e il livello di sviluppo delle tecnologie informative. Come risultato si osserva la clonazione informativa, l'asservimento dell'uomo da parte della macchina. Il prof. Antonio Meneghetti ne scrivera già negli anni 70 nel suo libro "Il monitor di deflessione nella psiche umana", quando l'influenza delle tecnologie informative sulla coscienza sembrava fantascienza.


La “tecnica” del sogno

Pubblicato il 17:00, 11/24,2009

Per l’Ontopsicologia il sogno è un grafico strutturato dall’In Sé ontico del sognatore. È lui che “dipinge” la rappresentazione onirica, usando indifferentemente qualsiasi immagine (il mare, il gatto, lo zio, il bosco, etc.). L’In Sé ontico è un “pittore” universale e s’interessa sempre della propria identità. Per capire cosa significa un sogno, bisogna individuare – all’interno delle immagini oniriche – cosa l’attività psichica del soggetto sognatore sta agendo nell’organismo, nei soldi, nel matrimonio, nelle relazioni personali, etc. La cosa importante è cosa sta progettando e per capirlo ci si può avvalere delle indicazioni scritte nel Prontuario onirico, edito dalla Psicologica Editrice
 
per approfondimenti www.ontopsicologia.it


L’In Sé ontico

Pubblicato il 13:56, 10/20,2009

  • Centralità dell’essere.
  • Principio ontico esistenziale nell’uomo.
  • Progetto base di natura che costituisce l’essere umano.
  • Principio formale intelligente che fa autoctisi storica.
  • L’ecceità dell’atto psichico; il principio dinamico che organizza tutte le possibili dinamiche dell’inconscio e dell’organismico.

Il punto primo da cui principia a determinarsi un’individuazione, il principio che fa essere o non essere, esistere o non esistere. L’In Sé ontico, o Iso, è l’elementare formale dell’unità di azione uomo.


Il fine dell'Ontopsicologia

Pubblicato il 20:51, 09/10,2009

Il fine dell'Ontopsicologia è rapportare la logica dell’Io alla logica dell’In Sé per consentire la realizzazione. L’In Sé ontico viene dall’Essere e vuole il rientro nell’Essere (l’Ontopsicologia dà in raccordo dalla fenomenologia dentro la causalità ontica). “Realizzazione”: l’uomo arriva a vivere con piacere, con orgoglio il progetto che è (che è l’essere totale, l’essere in sé). L’intuizione arriva a formalizzarsi storicamente nella fenomenologia esistenziale.


ontopsychology

Pubblicato il 23:38, 08/07,2009

The term ‘deontological’ means originated or derived from the identity of the being that is. In this respect, all Ontopsychology supplies method, linguistics, and coming into being of those intentionalities in action, which then perform behaviour and results. It is a matter of knowledge in cause that allows knowledge of the force points of a situation, and then the capacity of proportioning reinforcements, denies reaching those goals. Obviously, the ontopsychological discoveries can only be performed within vital projects, that is in synchrony with those operative models that nature has inside its own organic, as DNA inside all its individuations. Therefore, any individual genome implies in his specific identity a behaviour conjugated with physical universal laws (in the atomic, chemical, biological, and individual sense). If the personal or social action is harmonic to this one-multiple, the individual and his groups fulfil wellbeing.


La fenomenologia: un “solitario e autistico monologo della coscienza con se stessa”?

Pubblicato il 21:14, 07/07,2009

Ne “L’eleganza del riccio”, l’autrice deride uno degli assunti base della fenomenologia: conosciamo “solo” ciò che appare alla coscienza. La fenomenologia si configura dunque la scienza di ciò che appare alla coscienza e “solo” questo sarebbe ciò che per noi è reale. E tutto il resto? Possiamo realmente, come sostiene la Barbery, “mandare il mondo a quel paese”? Il mondo è dunque “una realtà inaccessibile che sarebbe vano tentare di conoscere”? Certo tutti inorridiamo all’idea che occuparsi della coscienza significhi abbandonare il mondo…ma c’è un punto critico che nessuno scienza ha mai risolto: quale tipo di rapporto intercorre fra realtà e coscienza. Senza un criterio che garantisca la loro esatta reciproca corrispondenza – o reversibilità – risulta di certo disarmante pensare che la nostra coscienza possa rappresentare solo in parte ciò che è nel mondo o, peggio ancora, che non lo rappresenti per niente o che, addirittura, possa rappresentare ciò che nel reale non esiste… Nessuno ha mai ipotizzato e dimostrato che la coscienza originaria ed esatta dell’uomo non conosce questa possibilità di equivoco e di errore. Nessuno ha mai ipotizzato che il problema della corrispondeza fra coscienza e realtà sia il frutto di un difetto che l’uomo ha acquisito. Antonio Meneghetti lo ha fatto: è partito dall’analisi empirica dei fatti umani per porre un’ipotesi che nessuno aveva mai prima avanzato ed indagato. Meneghetti rileva che questo errore acquisito è lo stesso che impedisce all’individuo di coscientizzare di essere partecipe ed intimo dell’ordine della natura e di agire consapevolmente in sua conformità, e quindi di stare bene. Ecco perché l’intelligenza dell’individuo non solo viene impedita all’apertura metafisica, ma anche a quella capacità naturale di scegliere ed agire secondo l’interesse della propria economia esistenziale di base, diversamente dagli animali che centrano ogni “azione” grazie all’infallibile guida di un istinto naturale ancora esatto. L’Ontopsicologia risolve questo problema critico della conoscenza: innanzitutto definisce cos’è e come funziona la coscienza ed individua, quindi, nella sua esattezza la garanzia per l’uomo di una conoscenza autentica ed integrale del mondo. Antonio Meneghetti rileva dunque che la coscienza per sua natura non fa mologhi, ma riflette e media la totalità del reale in maniera esatta e specifica per ogni singolo individuo. La coscienza è cioè quel prezioso strumento attraverso cui ogni essere umano coglie razionalmente il reale specificato in base alle sue esigenze, nel qui e adesso della situazione. Il problema è che da mediatore esatto di conoscenza del reale, la coscienza si è tramutata in un filtro che distorce l’informazione e la percezione del reale, a causa di un errore che il soggetto apprende e metabolizza sin dai primi anni di di vita. Recuperare l’autenticità della propria coscienza esatta significa poter recuperare gli strumenti razionali per dare espressione storica a quel principio che ci fa identici all’essere, cioè all’In Sé ontico. Ritornare a questa esattezza originaria in cui la natura ci ha posto è possibile grazie al metodo in cui si formalizzano le originali conoscenze ontopsicologiche: è un costante tirocinio esistenziale per il quale si richiede una seria capacità razionale di scelta. Quale scelta? Di attuare una continua novità di realizzazione storica all’urgenza di quello che Antonio Meneghetti definisce “assalto metafisico”.


il punto che consente l'ontopsicologia

Pubblicato il 21:36, 06/10,2009

Questo è il punto che consente l’Ontopsicologia: per la prima volta in maniera scientifica il soggetto può essere un parametro oggettivo di misura e di conoscenza del mondo, perché non è più il soggetto privo di identità, che non conosce il suo criterio, ma è un soggetto tarato sulla unità di misura della natura, cioè sul suo In sé ontico. Misuriamo la natura con la sua stessa unità di misura, quindi il soggetto non è più un’entità che “interferisce” con la conoscenza del reale, non è più un ingombro che ostacola l’osservazione oggettiva delle cose. L’identità di natura del soggetto, o In sé ontico, è quel punto dove noi e la natura coincidiamo. È quel punto dove improvvisamente diventa insensato cercare di separare l’oggetto e il soggetto, perché sono la stessa identica cosa. Come possiamo cercare di capire la natura prescindendo da noi stessi che siamo emanazione di questa stessa natura? Nella sua formulazione del principio d’indeterminazione, Heisenberg definiva illusione l’idea di poter descrivere il mondo senza alcun riferimento a noi stessi…ma non trovava via d’uscita se non quella di definire le possibilità di conoscenza in termini probabilistici. Heisenberg morirà nel 1976, cioè all’incirca proprio negli anni in cui l’Ontopsicologia formalizzava la soluzione al problema: l’In sé ontico. E se leggendo queste righe non fosse chiaro come l’Ontopsicologia ha individuato la lettura di questo criterio attraverso la scoperta del linguaggio che la natura stessa utilizza - il campo semantico - allora non resta che mettersi alla prova…è quando si comincia a sperimentare che la vita può avere un altro sapore che si tocca da dentro questo progetto... eh sì, c’è ed è proprio lui…


La ricerca ontopsicologica come servizio allo scienziato

Pubblicato il 21:27, 05/12,2009

“Pur essendo intelligenti, nelle nostre analisi scientifiche dimentichiamo la mente e la sua azione”. (Antonio Meneghetti)

La ricerca condotta all’interno della Scuola Ontopsicologica si differenzia da tutte le altre perché è andata a vedere e ad operare sul ricercatore, sulla mente, sui processi endocrini, sinaptici e molecolari. Secondo il fondatore dell’Ontopsicologia Antonio Meneghetti, questo tipo di ricerca andrebbe sincronizzato o reso complementare con gli altri, in modo interdisciplinare, senza invalidare il campo altrui. Dunque, la ricerca condotta secondo il metodo dell’Ontopsicologia non è sostitutiva, bensì complementare; è un’indagine che crede nell’importanza di tutto, ma anche nella preminenza dell’uomo agente, come mente cosciente ed inconscia. In sostanza, è un servizio allo scienziato affinché allarghi la propria visione delle cose. Il pericolo per uno scienziato, infatti, è di rimanere bloccato su quello stesso gradino che una volta gli era valso da trampolino di lancio, e di restarvi incollato.


congresso internazionale di metafisica

Pubblicato il 00:33, 04/10,2009

Dal 6 al 9 luglio 2006, a Roma, nel Centro Congressi della Fondazione Idente, si è tenuto il III Congresso Internazionale di Metafisica. Costituita da Fernando Rielo, promotore di scienza, umanesimo e mistica, la Fondazione Idente, organizzatrice dell’evento, fa appello alla solidarietà tra tutte le razze e le culture del pianeta. Si trattava del terzo appuntamento che filosofi e scienziati di oltre 25 paesi del mondo si danno, ormai da qualche anno, sul tema della Metafisica. Le aree di interesse erano numerose: Arti, Etica, Mistica, Pedagogia, Diritto, Scienze Sperimentali, Epistemologia. Proprio quest’ultimo argomento colpisce l’attenzione dell’Acc. prof. Antonio Meneghetti che riveste ancora una volta gli abiti dell’esperto filosofo e dipinge una relazione dai contenuti forti e lontani da ogni prosopopea cerimoniosa. La relazione, presentata dal Segretario dell’Associazione Internazionale di Ontpsicologia, porta il titolo di “Psicologia Epistemica e Metafisica: dall’Ontologia all’Ontopsicologia”. Fin dall’inizio l’argomento viene sviluppato in maniera sferzante: “Spesso – dice il prof. Antonio Meneghetti – si usa il termine Metafisica senza sapere cosa significhi”. Si capisce subito che il testo non lascerà scampo a chi vuole usare l’argomento ontologico per conversazioni da salotto. “L’Ontologia pura – continua – è Metafisica. Tutto il resto è invenzione, è gratuito, è opinione […] Metafisica o Ontologia è quindi la disciplina, l’atteggiamento, la trattazione che riguarda l’ente e che lo studia in tutti i suoi aspetti […] Si studia l’Ontologia ricercando l’essere. Alla conclusione di questa ricerca, ogni grande scienziato arriva faccia a faccia con ciò che è la dinamica del sacro nell’essere mondano”. Dunque, ecco il punto critico: non esiste scienza, non esiste ontologia, non può esserci metafisica, se non la si rapporta all’ente che è, ovvero all’essere sul piano dell’esistenza storica. Allora si colma la distanza tra Filosofia ontologica e Scienza applicata al principio vivente: la Psiche o Anima incontra il suo piano ontico. Gli ascoltatori erano numerosi e non tutti addentro alla conoscenza ontopsicologica. Tra questi si è anche levata qualche osservazione critica ma, dopo un interessante e confortante dibattito dialettico, degno di quel palcoscenico intellettuale, proprio questi iniziali critici hanno sottolineato la necessità di una più approfondita lettura dei testi del prof. Antonio Meneghetti il quale, ancora una volta, ha avuto il merito di provocare e sollevare gli spiriti dalle pigrizie di troppe verità costruite su convinzioni dogmatiche prive di un reale fondamento epistemico.


“La storia reale è la memoria dell’identità culturale di una civiltà e delle sue persone”.

Pubblicato il 18:56, 03/04,2009

“La storia reale è la memoria dell’identità culturale di una civiltà e delle sue persone”.

Antonio Meneghetti

Cosa succede quando un ingegnere nucleare intraprendente ed indipendente entra nel campo della critica storico-letteraria? Che si aprono nuovi affascinanti orizzonti per quanto riguarda le origini e gli sviluppi di tutta la civiltà europea…Parliamo di Felice Vinci e delle sue pionieristiche ricerche sulle saghe dei poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea.

Partendo dalle numerose incongruenze che si rilevano accettando la convenzione accademica per la quale Omero avrebbe scelto il mar Mediterraneo come scenario delle sue opere, Felice Vinci avanza e sostiene una “temeraria” tesi: tutta la tradizione omerica avrebbe origine nel Baltico. Ulisse avrebbe quindi compiuto le sue peregrinazioni fra i ghiacci dei fiordi e la guerra di Troia sarebbe stata combattuta proprio lungo le rive del Baltico! Solo in un secondo tempo sarebbe sorta la civiltà ellenica, in seguito al convergere di popolazioni da altri lidi sulle rive nordorientali del mediterraneo. Va da sé che i riscontri non mancano, anzi diventano sempre più numerosi: dai riferimenti geografici a quelli climatico-ambientali fino alla fisiognomica dei protagonisti omerici.

È l’11 Dicembre 2005 quando Felice Vinci è ospite presso la Galleria d’OntoArte a Trevi nell’ambito di una conferenza dal titolo “Ipotesi sull’origine dell’Occidente”, in cui la tesi di Omero nel Baltico si coniuga con l’intervento del Prof. Vinicio Serino sulla cultura accadica. La conferenza è aperta dal Prof. Antonio Meneghetti, testimone di come certe “intuizioni” possano essere conosciute prima di ogni riscontro concreto grazie agli esclusivi strumenti di analisi proposti dal metodo ontopsicologico e, in particolare, il campo semantico. L’opera di Felice Vinci, che è costantemente in progress, sta conoscendo una sempre maggiore diffusione ed il suo libro è arrivato alla quinta edizione. Questa la frase che chiude l’opera: “La riscoperta di Omero in chiave nordica potrebbe favorire un diverso approccio all’idea di unità di Europa e, più in generale, contribuire alla nascita di un nuovo umanesimo nella cultura dell’Occidente…”.


museo d'arte contemporanea

Pubblicato il 15:16, 02/17,2009

Il pomeriggio del 13 giugno, dopo la conferenza all'Unesco, si è proseguito con una visita al Museo Nazionale d'Arte Moderna di Parigi, visita riservata solo per i soci della Scuola Internazionale di OntoArte, Associazione Brasiliana di Ontoarte e Galleria di Ontoarte di Mosca. Situato all'interno del Centro nazionale d'arte e cultura Georges-Pompidou, realizzato dall'architetto italiano Renzo Piano, con i suoi 25000 visitatori giornalieri, testimonia che l'interesse per l'arte contemporanea è sempre alto. In questa visita Antonio Meneghetti ha analizzato alcune opere sia nell'aspetto di capacità artistica, che sul significato della pulsione motivante l'opera. Ne è risultata una panoramica sull'arte contemporanea molto originale e spesso in contrasto con quanto "ufficialmente" ritenuto dai critici.


CONVEGNO INTERNAZIONALE LINGUE E CITTADINANZA EUROPEA

Pubblicato il 17:04, 01/16,2009

Il piccolo e il grande schermo -Il palcoscenico, “All the world is a stage”
Aula Magna – Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

 

Psicologia e comunicazione

Gentili Signori, Grazie al Professor Giuseppe Gaetano Castorina per l’invito e per la possibilità che ho di essere qui con voi. Sono un funzionario della Comunicazione e Immagine Rai con una tesi fresca di stampa "La parola mediatrice di senso" che andrò a discutere all’Università Statale di San Pietroburgo il prossimo sette ottobre. Sì, sono iscritta a quella prestigiosa Università, quella che ha dato i natali a ben sette premi Nobel, Pavlov e il riflesso condizionato in testa. L’Ontopsicologia, scienza fondata da Antonio Meneghetti negli anni '70, ha trovato accoglienza in Russia, dove è stata studiata nelle Università per ben 10 lunghi anni. Infine le porte dell’Università Statale di San Pietroburgo si sono aperte agli studenti sparsi un po’ ovunque nel mondo. Dall’Italia alla Russia, dalla Cina al Brasile, dai paesi slavi ai paesi baltici. L’Università italiana, Facoltà di Sociologia, inizia, il prossimo novembre, un corso dal titolo Ontopsicologia e Società Contemporanea. Nel corso dei miei studi la parola è stata un grosso stimolo ed i libri nei quali mi sono avventurata studiando, mi hanno indirizzato verso un ritorno alla lingua dei padri, il greco e il latino, i cui segni erano basati sull’emozione ontica, per rintracciare la radice comune dei termini che specifica un modo dell’azione esistenziale. Si è cercato, con la parola, il contatto che apparisse reale con la profondità dell’Essere attraverso un ritorno alla fonte, ritrovando la purezza del linguaggio, per ritornare ad essere quello che si è, non quello che si crede. Il ritorno ha significato approfondire gli autori che hanno lanciato questo invito ed accogliere le convinzioni rivoluzionarie di Giovanni Semerano, filologo fiorentino, il quale asserisce perentoriamente che “In nessuna lingua dei popoli antichissimi che si muovono attorno al nostro continente è traccia dell’indoeuropeo”(1).

La tesi di Giovanni Semerano è condivisa da Antonio Meneghetti il quale dice: “La mia opinione è che la lingua più ontica e uguale ai fatti della natura sia l’accadica… In questa prima lingua è esposta la prima filosofia dell’uomo: lo gnosticismo elementare, cioè la parola, il logos uguale all’azione della vita secondo il contatto psicobiologico(2)”. Siamo in presenza di teorie che ribaltano conoscenze di generazioni e generazioni, scoperte che improvvisamente sollevano radicate convinzioni di millenni, opere che possono capovolgere secoli di cultura classica, nel nostro caso, euro-mediterranea. Il mondo accademico è perplesso di fronte a questo invito, a riconsiderare l’origine della lingua partendo da quella fascia di terra posizionata tra il Tigri e l’Eufrate. Ma è pur sempre un invito a studiare, ad approfondire, a non considerare l’argomento della lingua chiuso e definitivamente acclarato. E’ uno squarcio prodotto nell’origine della lingua e che deriva da anni di seri, meticolosi, a volte silenziosi studi e che conducono idee rivoluzionarie sul tavolo degli studiosi che vorranno cimentarsi e portare avanti questa impresa. Il mio lavoro e la mia passione per la psicologia si sono intrecciati dando il via a qualcosa che è iniziato seguendo un’intuizione e che ha finito per diventare prioritario.

Lo studio del linguaggio e della parola mi hanno impegnato nel corso di questi ultimi anni. Anni fondamentali, che mi hanno insegnato a ritornare al punto zero, con umiltà, con serietà, con un lavoro programmato e da programmare, giorno per giorno, ora per ora, evento dopo evento, non perdendo mai di vista il ritorno e dal ritorno ripartire, frequentando chi può aiutarmi a ritrovare il senso vero della parola con me stessa. E’ stato necessario ripartire dal miricismo quotidiano, non interiorizzando parole e teorie altrui che attraverso frasi e discorsi, possono creare un danno irreversibile, sviarci, farci ammalare, toglierci energie, vampirizzarci. Prima di emettere un qualsiasi suono ho imparato ad ascoltare quel segnale leggerissimo, impalpabile, ma riconoscibilissimo, che mi indica la direzione, la strada, senza possibilità di errore o indicazione di falsi percorsi. Ho imparato il codice di comunicazione con l’altro. Spesso si verifica uno squilibrio tra il codice di chi parla e il codice di chi ascolta. Bisogna uniformarsi laddove il pensiero si trasforma in linguaggio e soprattutto ho imparato a semplificare il linguaggio comunicativo. Sono docente di un Laboratorio di comunicazione. Mi sforzo di comunicare ai miei alunni un linguaggio semplice, comprensibile. Ho cominciato togliendo il superfluo, le inflessioni dialettali, gli intercalare, gli aggettivi inutili, i superlativi, le frasi fatte, i neologismi, le sgrammaticature della lingua. Li invito ad essere semplici, concisi, a non farfugliare e a non “mangiarsi” i finali delle parole. Ma soprattutto cerco di aggiungere le parole che mancano al linguaggio scritto e parlato e togliere quelle che, al contrario, appesantiscono il discorrere. Rientrando nello specifico di questo convegno, ricordo che La Rai ha da poco festeggiato gli ottant’anni della radio e i cinquant’anni della televisivione. Nel XX secolo la comunicazione ha dato vita al linguaggio radiofonico, linguaggio che ricorre alla parola, ai suoni ed ai rumori e che ha lasciato ampio spazio alla fantasia e all’immaginazione del fruitore. Oltre a questo le peculiarità del linguaggio radiofonico sono da ricercarsi intorno all’immediatezza del messaggio, al fatto di essere simultaneo per tante persone, alla necessità di evitare ridondanze letterarie e appesantimenti linguistici. I limiti: l’irripetività, una volta andato in onda il messaggio non ci si può tornare sopra, e la comprensibilità dove il comprendere è legato alle conoscenze dei singoli ascoltatori. Più tardi il linguaggio televisivo ha dato un notevole contributo, altrimenti impensabile, allo sviluppo della lingua parlata. Una spinta si è verificata nei cambiamenti sociali legati, ad esempio, al vestire, per non parlare delle abitudini familiari rivoluzionate intorno al piccolo schermo, come la conversazione a tavola pressoché scomparsa, e la lettura ridotta.

Voglio qui ricordare una trasmissione per tutte, “Non è mai troppo tardi”, di Alberto Manzi, realizzata nell’ambito della Struttura Telescuola e destinata agli analfabeti. Costituì un riferimento. Venne venduta alle televisioni di tutto il mondo. Il linguaggio televisivo cambia profondamente, a partire dal 1975, con la fine del monopolio Rai, l’estensione dei canali, e di conseguenza dell’offerta televisiva. Un passaggio epocale che ha visto da un lato proliferare la tv spazzatura, mentre dall’altro un notevole contributo arriva da un racconto più veloce legato a riprese che hanno ritmo, da inquadrature che si avvalgono di più telecamere, e da un montaggio più serrato e sciolto. La vecchia televisione generalista è oggi affiancata dalla televisione via satellite. I canali, a contenuto prevalentemente tematico, affrontano argomenti i più diversi, sono rivolti ad un pubblico che è destinato a spaccarsi, quello più preparato si dirigerà verso canali colti, mentre l’altro si orienterà verso canali dedicati allo sport e agli spettacoli leggeri. Oggi ci troviamo di fronte a fenomeni che abbracciano più campi e che propongono linguaggi differenti. Il Commissario Montalbano, ad esempio, è presente nei testi televisivi, nei testi radiofonici, nei cartoni animati, in CD rom, nella voluminosa rassegna stampa, in interviste, nei siti web su Camilleri e Montalbano gestiti da Sellerio, Mondadori e Rai, sui libri-intervista, sui Camilleri fans Club, e, per ultimo, sul passaparola. “Dinanzi ad un corpus del genere, gigantesco ma non incontrollabile, quel che cambia non è solo il punto di vista sul personaggio, ma il personaggio stesso(3)”.Vorrei soffermarmi ora sulla comunicazione per immagini. E’ un linguaggio. La Rai ha rinnovato la propria identità perseguendo l’obiettivo di sottolineare i diversi profili delle tre reti, all’interno di un disegno integrato, che rimandi in maniera sistematica al brand. L’intervento è stato sviluppato attraverso l’analisi delle caratteristiche attuali di ogni rete e, partendo dagli attributi e dai valori riconosciuti, è stata elaborata la strategia di brand. L’intento è stato quello di rafforzare il posizionamento di ogni rete attraverso una maggiore caratterizzazione, a vantaggio degli stessi palinsesti e ancor più della fruizione da parte del pubblico. La Comunicazione e Immagine Rai, diretta da Giuliana Del Bufalo, è impegnata da sette anni in questo lavoro, che mi trova direttamente coinvolta dalla fase ideativa alla fase realizzativa e fino alla messa in onda. Si tratta di raccogliere i desiderata dei vertici aziendali per poi, attraverso un gruppo di creativi, trasformare le indicazioni in immagini. Da sempre i telespettatori hanno creduto nel ruolo del linguaggio dando, quindi, autorevolezza alla radio prima e alla televisione poi, affermando con convinzione e in più occasioni: “L’ha detto la radio, l’ha detto la televisione”. Il secolo che si è da poco chiuso alle nostre spalle ha evidenziato, come ultima tendenza, nella diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, la nuova frontiera dell’evoluzione del linguaggio. Oggi siamo di fronte ad un nuovo spaccato dell’universo. Come sarà l’evoluzione della comunicazione così sarà l’umano. Entrando nel Terzo Millennio ci rendiamo conto che la tecnologia sta progressivamente prendendo il sopravvento sull’intuizione e sulla creatività umana. E’ indispensabile “la conoscenza e l’uso di una scienza umanistica capace di rintracciare l’essenza dell’uomo, recuperarne il senso e guidarlo razionalmente all’autocomprensione e all’autorealizzazione(4)”.

E’ il Professor Meneghetti che parla, usando il linguaggio dell’Essere, senza mediazione alcuna. Psicologia e comunicazione si sono incontrate per indicarci la strada. Buon cammino a tutti. Grazie.

Lorena Fiorini

 

(1) Giovanni Semerano, La favola dell’indoeuropeo – Bruno Mondadori, Milano 2005
(2) Antonio Meneghetti, Intelletto e personalità – Psicologica Editrice, Roma, 2005
(3) Gianfranco Marrone, Montalbano, Affermazioni e trasformazioni di un eroe mediatico – VQPT-Verifica Qualitativa
Programmi Trasmessi – RaiEri, Roma, 2003
(4) Antonio Meneghetti, La Cinelogia – Cinema e inconscio – Psicologica Editrice 2000, Roma


ontopsicologia e psicologia umanistico esistenziale

Pubblicato il 18:05, 01/09,2009

L’obiettivo della psicologia umanistico-esistenziale era quello di trovare una logica all’interno dell’esistenza in grado di manifestarla, rappresentarla; una logica motivata dall’Essere in senso aristotelico.

Ma quale dovrebbe essere il compito della psicologia esistenziale? Capire e curare il comportamento umano quando è distonico a se stesso e al contesto.

La stessa logica delle parole sottolinea la carenza tecnica di tutta la psicologia umanistico-esistenziale. Qual è questo “se stesso” rispetto al quale l’uomo possa essere definito distonico o meno? Qual è il criterio che può diventare bussola esistenziale?

Alcuni anni prima, Husserl sottolineava lo stesso problema, affermando che nonostante il grande sviluppo della scienza moderna e positivista l’umanità si trovava di fronte alla crisi più profonda che avesse mai dovuto affrontare. Il sapere scientifico si era completamente dimenticato l’uomo; l’estenuante scissione tra soggetto e oggetto aveva oggettificato lo stesso operatore di conoscenza. Husserl era convinto che fosse necessario recuperare il passaggio al mondo della vita, ovvero individuare quello che lui definiva il nesso ontologico. Nel ’56 i teorici della psicologia esistenziale invocano l’avvento di una quarta forza, una nuova psicologia corrispondente all’uomo pienamente realizzato, ovvero una psicologia che sveli il fondamento ontologico che costantemente si intravede nell’orizzonte di ogni orientamento esistenziale. Oggi questo auspicio raccoglie un frutto che va oltre le aspettative di coloro che lo hanno formulato.

La teoria ontopsicologica della personalità rappresenta la soluzione e la sintesi delle correnti che l’hanno preceduta. Il criterio o fondamento epistemico di questa teoria è l’In Sé Ontico; il nesso ontologico rivendicato da Husserl come necessità filosofica acquisisce la razionalità necessaria per diventare strumento di autenticazione individuale e fondamento di ogni successivo adattamento sociale. Meneghetti non ha mai pensato di inventare una scienza nuova. Ha capito di aver scoperto una nuova strada nel decennio in cui si è impegnato nella pratica clinica, in questo senso il problema critico della conoscenza (l’uomo può conoscere il senso dell’esistenza) è stato affrontato inizialmente attraverso la pratica clinica, in quanto malattia e sofferenza sono per l’uomo l’evidenza più tangibile della mancata o inesatta conoscenza di se stesso e della carenza di un criterio di scelta, d’azione. Nell’esercizio della psicoterapia, vedendo il risultato positivo, dopo quattro/cinque sedute la persona realizzava la salute. Meneghetti ha cominciato a teorizzare l’esperienza. Iniziando la cura dell’essere umano Meneghetti scopre che nell’essere umano esiste un criterio vivente e trascendente, storico e metafisico; questo principio è l’In Sé Ontico, per cui un soggetto è nevrotico o fallimentare, perché si contrappone a proprietà specifiche del criterio elementare, mentre da tutto ciò che era conforme ad esso il soggetto guadagnava vita, stava bene. Era questo criterio che definiva l’etica esistenziale del soggetto: essere o non essere. La conformità al criterio produceva salute, la difformità rispetto al criterio, malattia. L’etica del criterio non solo non poggiava sulle morali sociali, spesso vi si contrapponeva; là dove Meneghetti ha orientato la psicoterapia sulla morale sociale il cliente rientrava in patologia.


teoria della personalità

Pubblicato il 20:50, 01/03,2009

La teoria ontopsicologica della personalità risolve l’essere umano in senso metafisico, recuperando contemporaneamente parte della strumentazione clinica della psicoanalisi. In questo senso la società cessa di trarre in inganno riguardo al concetto di adattamento. Risulta ora evidente l’impossibilità di fondare all’esterno un criterio che possa far diventare l’attività psichica oggetto di studio di una scienza esatta. Il continuo variare delle forme e dei modi di aggregazione sociale diventa in questo senso solo una variabile contingente e non vincolante rispetto alla necessità di realizzazione, insita nel progetto uomo (In Sé Ontico, uno dei tre princìpi dell'ontopsicologia ) e centrata su un criterio al di fuori delle misure convenzionali di spazio e tempo, ma capace nello stesso tempo di rimanere, invariato principio creativo dell’incarnazione storica dell’essere umano. L’ individuazione del criterio all’interno dell’essere umano in anticipo su cultura, società e religione, consente a questa scienza di presentarsi all’inizio del millennio come scienza universale, adatta ad ogni cultura e ad ogni tipo di uomo. E’ l’In Sé Ontico il criterio che definisce le modalità dell’adattamento e non il tipo di adattamento che indica il modello di uomo. L’In Sé Ontico, ovviamente è un presente attivo trascendente, ma la sua fenomenologia circostanziata e descritta da Professor Meneghetti consente di isolarlo e distinguerlo, in modo tale da averne contatto e risultato infallibile. Infatti, con le 15 caratteristiche individuate che indicano e centrano l’attività dell’In Sé Ontico, la scoperta può essere accettata anche come scientifica nel senso sperimentale e controllo dell’indagine razionale. Qui è soprattutto originale l’Ontopsicologia su tutto il resto della ricerca psicologica, esistenziale e scientifica.

per approfondimenti visita il sito ufficiale dell'associazione internazionale ontopsicologia
per conoscere il professor meneghetti visita il sito ufficiale